Come aprire un’attività di e-commerce

dicembre 2, 2014 at 10:27 am

Come aprire un’attività di e-commerce? Come sta andando il settore? Sono 12 mila le imprese italiane fare commercio elettronicoad aver aperto un’attività di e-commerce, secondo la camera di commercio di Milano fra il 2013 e il 2014 e si è registrato in Italia un incremento nel numero di aziende del 12% pari a + 1300 aziende: Roma ( +131) Napoli (+109)   Torino e Milano (+77) , le province con il più forte aumento numerico di imprese.

Ma anche i dati di osservatori.net offrono un quadro positivo, il valore delle vendite on line nel 2014 è pari a ben 13 miliardi di euro, + 14% rispetto al 2013, la parte del leone la fanno il turismo e assicurazioni, al turismo in particolare è ascrivibile un quarto della crescita.

E il futuro? I nemri forniti  da osservatori.net ci consentono un certo ottimismo: spazio per un’ulteriore crescita c’è, considerato che la penetrazione dell’ecommerce in Italia è solo del 3,3%, meno di un quarto di quella inglese e la metà di quella francese.

Attenzione però, nonostante le perfomance di tutto rispetto non è un settore in cui ci si possa improvvisare.

I primi passi da compiere per aprire un’attività di e-commerce? Sono sicuramente gli stessi di un negozio fisico: analizzare il mercato, porsi degli obiettivi e stendere un progetto di business. Coerentemente poi con la strategia, i primi step tecnici fondamentali sono: decidere e registrare il nome a dominio da assegnare al sito web dell’impresa, il contratto di housing o hosting per ospitare il sito web, la scelta di una piattaforma di e-commerce, la conclusione dei contratti collegati alla gestione del sito web come ad esempio quella con i gestori dei sistemi di pagamento.

Investimenti iniziali? Tutto dipende dagli obbiettivi che ci siamo prefissati, ma secondo Roberto Fumarola della b2coomerce  fatto 100 l’investimento, il 30 deve essere dedicato alla tecnologia e il 70 alla comunicazione; infatti durante l’evento “Fare E- commerce e acquisiti on line” tenutosi in Camera di commercio l’ E-commerce Specialist di b2commerce ha spiegato che “aprire un sito di e-commerce è come aprire una gelateria nel deserto, è una bella idea ma se non lo sa nessuno, nessuno viene da te”.

Per cui la prima sfida, una volta aperta la saracinesca sul web, è portare traffico sul sito. Il posizionamento di un negozio, fisico o virtuale che sia, è sempre un fattore strategico e nel caso del web avere una buona collocazione sui motori di ricerca è come avere il punto vendita al centro di una grande città.

In sintesi, secondo Roberto Fumarola, quello che l’esercente paga per avere un luogo fisico che gli garantisce un passaggio, il commerciante on line lo deve investire per crearsi un traffico di “internet passanti”

che cos'è il seoIl risparmio sull’acquisto o sull’affitto dei “muri” lo si deve investire in strumenti promozionali, pubblicità sul web, mailing, pubblicità tradizionale e SEO (Search Engine Optimization) ovvero in tutte quelle attività che aiutano il sito a essere nei primi dieci risultati proposti da un motore di ricerca per date parole chiave (es: “giocattoli Milano”, “birra artigianale” etc.). In altre parole bisogna puntare su quel processo che rende un sito appetibile a un motore di ricerca.

Ma l’e-commerce è alternativo a un negozio fisico? Assolutamente no, uno dei fenomeni emergenti è proprio quello di comprare in rete e ritirare in negozio il prodotto. Anche in questo caso però non è un’attività che si può fare a tempo perso, ma va adeguatamente progettata e seguita. La scelta è fra la formazione personale (o di un collaboratore/socio), l’affidarsi a un professionista o l’allearsi con imprenditori già attivi nel settore attraverso un contratto di rete d’impresa.

Punto di estrema attenzione per l’e-commerce è il sistema di pagamento che deve risultare affidabile e facile da utilizzare, su questo tema, e in particolare sul mobile payment &commerce, è stato organizzato un incontro  il 10 dicembre, presso la Camera di commercio di Milano. Anche questo evento fa parte del progetto “fare impresa digitale”.

E la burocrazia per partire ( iscrizioni, licenze, permessi etc.)? Dall’off-line o all’on-line non cambia niente per quanto riguarda l’iscrizione al registro delle imprese, a seconda della merceologia che si vuole trattare per cui vi rimandiamo a “ come aprire un negozio” o “come aprire un negozio alimentare”. Da un punto di vista normativo però il tema della privacy e la relativa policy assumono però un rilievo più forte rispetto a un esercizio “off line”, così come la normativa sul  reso.

Per stilare un proprio business plan e avere informazioni su bandi e servizi inerenti alla futura attività commerciale è utile passare al Punto nuova impresa, un servizio gratuito di Formaper per aspiranti imprenditori, basta prenotarsi telefonicamente.

Per aprire un’attività di e-commerce vale la pena fare un salto dal consulente Formaper, parafrasando Amstrong “un piccolo passo per il neo imprenditore, un grande passo per il suo progetto d’impresa”.

Aprire una gelateria: tutte le info

agosto 27, 2014 at 12:29 pm

Un’attività che ha come clienti adulti e bambini? Che produca un prodotto italiano da sempre amato nel mondo? Per turisti e per i propri concittadini? Allora stiamo parlando di aprire una gelateria.

Il gelato è squisito, peccato che non sia illegale” diceva Voltaire, infatti contraddicendo la nota massima che vuole che le cose buone della vita siano illegali o immorali o facciano ingrassare, il gelato da tempo è stato giudicato alimento completo ed equilibrato.  gelato artigianale in vaschetta

In media un italiano ne mangia 6 kg all’anno, il che significa che ogni anno si consuma in Italia una quantità di gelato pari al peso di 3,6 portaerei .

Alimento di nobili origini, anzi imperiali; sembra infatti che sia stata un’ intuizione degli antichi romani che si facevano portare la neve dal Terminillo per poi condirla e cosumalra in vari modi a Roma. Ma  il primo gelataio di cui si hanno notizie certe è Francesco Procopio dei Coltelli, artigiano siciliano del 1686 che utilizzò la ricetta del nonno per dare vita all’alimento che tutti noi conosciamo.

Ma oggi quanti hanno aperto una gelateria? Sono quasi 20mila le imprese individuali  che producono o vendono gelato. Ed è Roma la capitale delle gelaterie italiane con 1.387 attività, seguita da Napoli 1.027, Torino 783, Milano 697. Ma è la Lombardia la regione più golosa con 2.522 imprese pari al 13% del totale nazionale.

Ecco un identikit di chi aperto una  gelateria lombarda:  è  soprattutto un’attività artigiana, in media nell’81% dei casi (si va dal 91% di Mantova al 74% di Milano) e circa una su tre è a conduzione femminile (30,8% lombardo, di più a Lodi con il 38,3%, di meno a Sondrio con il 18,6%). In un caso su nove ha una guida giovane, con picchi a Bergamo (15,8%) e Como (15,1%). Pochi gli stranieri: uno su venti, ma con un 7,7% a Milano. Questi i dati che emergono da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano sui dati del registro delle imprese al primo trimestre 2014.

Ma come si fa ad aprire una gelateria? Innanzitutto bisogna distinguere fra produzione e vendita di gelati, mera vendita e i bar gelateria.

Partiamo dalla mera  vendita, se il gelato lo si acquista già fatto si ricade nella categoria del negozio alimentare già trattata in un articolo precedente.

Nel caso di un bar gelateria, oltre ai requisiti per le produzione bisogna avere anche quelli per la somministrazione e anche questo è un tema che abbiamo già approfondito.

cono gelatoTerza ipotesi, argomento di questo articolo, è la produzione e vendita nello stesso locale,  ovvero: una gelateria con laboratorio dove si prepara e si vende il gelato, dove i clienti non si siedono per consumarlo, ma  se lo portano a casa o se lo gustano in passeggiata . In questo caso l’attività è artigianale e non vengono richiesti requisiti professionali al titolare (come nel caso della vendita o somministrazione), ma esistono requisiti  riferiti al  luogo dove si esercita l’attività: la legge prevede infatti che i locali abbiano determinate caratteristiche (altezza minima, superficie minima, etc.) e rispettino determinate norme igieniche  (piani di lavoro lisci completamente lavabili e disinfettabili, attrezzature in materiale idoneo al contatto con alimenti  etc.).

Obbligatorio per legge  osservare l’insieme di misure definite HACCP – introdotte dal decreto legislativo 155 del 1997.  L’HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points), letteralmente Analisi dei Rischi e Controllo dei Punti Critici, è un insieme di procedure volte  a prevenire i pericoli di contaminazione alimentare, più nello specifico il responsabile della produzione deve garantire che la preparazione, la trasformazione, la fabbricazione, il confezionamento, il deposito, il trasporto, la distribuzione, la manipolazione e la vendita dei prodotti alimentari siano effettuati in modo igienico.

Per aprire una gelateria l’imprenditore  deve  iscriscersi al registro imprese nella sezione speciale artigiani, Inps, Inail  e Iva  con la “Comunicazione Unica”: un’ unica pratica telematica allo Sportello Unico per le Attività Produttive  del comune dove si vuole aprire l’esercizio.

Insieme alla Comunicazione unica dovrà essere fatta  la segnalazione di inizio attività  sempre allo Sportello Unico per le attività produttive , spetterà poi al SUAP  trasmettere la documentazione all’ASL competente per territorio.

Per iniziare l’attività di produzione gelati  quindi non è più necessario attendere la verifica preliminare dei requisiti da parte dell’ASL,  ma gli stessi dovranno essere autocertificati dal titolare dell’attività al SUAP, la loro mancanza comporterà da parte della  ASL  l’assunzione di provvedimenti di legge (ivi compresa la sospensione dell’attività).

gelatoIl fatto che la legge non preveda  requisiti professionali  da parte del titolare, non significa che sia un mestiere che si possa improvvisare, anzi qualità e innovazione sono  fattori  molto importanti  in un mercato che sta diventando sempre più competitivo.  Per cui la formazione è in ogni caso necessaria  o tramite esperienza lavorativa o tramite formazione professionale.

Prima di aprire l’esercizio è bene pensare con attenzione al luogo dove   farlo, quali sono i flussi  attuali, gli sviluppi futuri o le future minacce. Attraverso la richiesta di un elenco merceologico  alla Camera di Commercio è possibile avere una lista degli esercizi attivi nella zona , uno strumento utile per capire la concorrenza attuale.  Ma è anche possibile avere una storia della zona richiedendo tutte le gelaterie cessate, un lungo elenco di cessazioni deve far riflettere sull’opportunità di  scegliere quel luogo come sede della nostra attività.

A qualsiasi Camera di Commercio potrete chiedere l’elenco merceologico di qualsiasi zona d’Italia, i costi sono fissati a livello nazionale per cui scegliete quella più comoda per voi.

Stilare un buon progetto di impresa ci aiuterà  ad affrontare rischi e a dialogare con le banche.

Il Punto Nuova Impresa, un servizio della camera di commercio di Milano attivato attraverso Formaper, vi offre assistenza personalizzata per discutere del vostro progetto di business e avere informazioni specifiche sulla vostra impresa, si tratta di un servizio gratuito, basta prenotarsi telefonicamente.

Aprire un gelateria in Lombardia? Non è una strana magia

 

Aprire una pizzeria a Milano? Ecco come

luglio 2, 2014 at 2:50 pm

pizze in primio piano in una pizzeriaAprire una pizzeria? C’è ancora voglia di pizza? A Milano si può trovare in ben 2.500 locali, un ristorante su tre. E 61,2% ha ormai un titolare straniero. Leader indiscussi della pizza meneghina gli egiziani che, da soli, superano tutti i pizzaioli italiani. Seguono distanziati i cinesi. Vendono pizza l’84% dei ristoratori egiziani e un ristoratore turco o marocchino su due. E i pizzaioli napoletani? A Milano la pizza è ormai “made in Napoli” solo nell’1,8% dei casi.  Questo emerge da una elaborazione Camera di commercio su dati del registro imprese a settembre 2013.

Si ma come fare per aprire una pizzeria? Sono due le tipologie di pizzeria: ristorante o da asporto. La differenza? Nel primo caso il cliente si siede e  mangia nel locale la pizza che ha ordinato, nel secondo caso se la porta a casa . Non è una differenza da poco, oltre che in termini di investimenti nel locale, cambia proprio tipologia di business e di requisiti.

Nel  caso della pizzeria d’asporto o al taglio,  l’impresa è considerata  artigiana, il titolare non necessita dei requisiti professionali per la vendita e la somministrazione di generi alimentari se vende i proprio prodotti in locali annessi ai luoghi di produzione, attigui al forno insomma,  gli spazi dedicati alla cottura devono comunque  essere a norma con le leggi sanitarie.  Non sono necessarie invece licenze o provvedimenti di accoglimento di istanza da parte del comune competente.  Se nell’esercizio vengono venduti  anche altri  generi alimentari non prodotti sul posto, allora il titolare deve possedere anche i requisiti per la vendita.

Gli investimenti necessari sono in genere minori rispetto alla Pizzeria Ristorante e anche i prodotti offerti differiscono, in questo caso spesso oltre alla pizza vengono prodotti, piadine focacce etc, tanto che l’attività di piadineria/fagotteria dal punto di vista degli adempimenti e requisiti è uguale a quella di pizzeria da asporto.

Per la pizzeria ristorante invece i requisiti professionali per vendita e somministrazioni di alimenti sono assolutamente necessari, inoltre occorre richiedere il provvedimento di accoglimento o, nel caso di zone comunali sottoposte a tutela o a programmazione,   l’autorizzazione del Comune.

Ovviamente anche per la somministrazione i locali devono essere a norma di legge dal punto di vista igienico sanitario.

Sia nel primo che nel secondo caso la nuova impresa dovrà iscriversi al registro imprese, aprire partita Iva, posizione all’Inps attraverso la comunicazione unica telematica  e provvedere alla Segnalazione Certificata di inizio attività ( S.C.I.A).  La Comunicazione unica , contestualmente alla  S.C.I.A., viene trasmessa telematicamente allo Sportello Unico Attività Produttive ( S.U.A.P.).

La pizzeria ristorante viene considerata attività commerciale e in media  richiede investimenti più importanti in termini di spazi e  collaboratori.

Seguendo i consigli di un titolare Milanese oggi per aprire una pizzeria ristorante bisogna essere almeno in due e essere disposti a investire non meno di duecentomila euro, ma soprattutto “tanta tanta voglia di fare”

Ma prima di mettersi in proprio, per aprire una pizzeria, bar o ristorante o qualsiasi altra attività è bene chiedere un appuntamento al punto nuova impresa, un servizio gratuito di Formaper  per indicazioni e consigli sulla propria idea di Business.

 

 

Diventare tatuatore? In Italia +74% in due anni

giugno 24, 2014 at 3:47 pm

Diventare tatuatore è un buon business?  In tempi di crisi il settore ha segnato a Milano un +81% dal 2012 , arrivando a 143 imprese attive nel settore  e anche a livello nazionale il comparto non è andato niente male in termini quantitativi + 74%   superando quota  1.800  imprese .

Nell’ultimo anno sono cresciuti di più a Roma, Milano, Torino, Bologna, Bergamo e Brescia.

Il settore  è ancora gestito prettamente da uomini, solo un titolare su 5 è donna, mentre il 22% degli imprenditori ha meno di 30 anni.

Tigri, lupi, gufi, delfini, pesci koi, farfalle, stelle, soli, lune, rose, calle, ghirlande di fiori, teschi, iniziali, nomi, tribali, maori, ritratti, neri o colorati: un ventaglio di soggetti, stili e colori a disposizione di chi scelga di farsi tatuare: i gusti possono variare ma non cambia l’attenzione alla salute del cliente e alla professionalità dell’operatore.

Per diventare tatuatore  dal 25 maggio 2013 in Lombardia è necessario avere frequentato un corso formativo  riconosciuto dalla Regione, come da decreto regionale n.4721  del 2011 e Circolare Regionale 08/02/2012.

Ma anche  i locali devono essere  conformi alle norme di igiene e sicurezza così come la strumentazione dell’operatore, ad esempio i materiali devono essere monouso, come gli aghi e i pigmenti colorati, oppure sterilizzabili come la testata su cui vengono montati gli aghi.

Inoltre è necessario che il soggetto che si sottopone al tatuaggio legga e sottoscriva il consenso informato che dovrà essere riportato su carta intestata dell’esercizio e dovrà evidenziare chiaramente professionalità e titoli abilitativi dell’operatore.  Sopratutto estrema attenzione si dovrà dare ai minori, per l’attività di piercing e tatuataggio è richiesto per i più giovani di 18 anni il consenso scritto  dei genitori.

A chi bisogna rivolgersi?  Al Comune con il SUAP telematico. Cosa serve? E’ necessario inoltrare la comunicazione tramite la S.C.I.A., segnalazione certificata inizio attività produttiva. Si tratta di un’attività tipicamente artigiana. Nonostante il tatuaggio abbia  origini antichissime, con la necessaria preparazione, diventare tatuatore può essere dunque un buon business anche nell’epoca del cyber spazio.

 

Aprire un bar: essere imprenditori nuovi nel più classico dei business

maggio 9, 2014 at 11:23 am

Può essere un posto alla moda per l’happy hour  o un essenziale bar caffè: tra le attività d’impresa, il bar è sempre un evergreen, anche a giudicare   dal numero di esercizi esistenti, ben 148.164 in Italia, 25501 in Lombardia, 8524 a Milano e provincia (dati 2013 forniti dal Servizio Studi della Camera  di Commercio di Milano).  Senza contare che, pur in tempi di crisi, l’attività ha avuto un andamento anticiclico, almeno a Milano e provincia, dove tra il primo trimestre 2013 e lo stesso periodo 2014 si è registrato un aumento delle iscrizioni per questa attività pari allo 0,8%.

 I primi passi

La somministrazione di alimenti e bevande resta certo il piatto forte di chi apre un bar, ma oggi il dinamismo imprenditoriale è possibile anche  in questa attività grazie all’offerta di servizi accessori e all’uso dei nuovi strumenti di comunicazione digitale. Per questo, prima di partire occorre stendere un buon business plan che metta a fuoco, oltre alle variabili economiche e di gestione connesse all’apertura e al mantenimento, qual è il mercato in cui si va ad operare, cosa offre la concorrenza, che progetto si ha in mente: chi sono i potenziali clienti? Vicino al locale ci sono scuole o uffici? Cosa offrono i bar limitrofi? Mandano ai propri clienti una mail con i panini del giorno? Prevedono degli abbonamenti per i caffè? Quali servizi mancanti posso proporre?

Porsi queste domande e trovare delle risposte è già un buon punto di partenza per orientare il proprio business e iniziare l’iter amministrativo con le idee chiare. I passaggi burocratici non sono molti ed oggi è possibile accelerarli grazie alla tecnologia, sempre che si posseggano i requisiti per questo tipo di impresa.

Si tratta prima di tutto, di alcuni specifici requisiti morali e professionali. Questi ultimi in particolare, consistono nel possesso di uno dei titoli di studio previsti dalla legge attinenti al commercio e alla somministrazione di bevande e alimenti  (tra gli altri, il diploma di istituto alberghiero e la laurea in chimica) o, in alternativa, nell’aver svolto un periodo lavorativo presso un’impresa del settore alimentare, documentato con regolare iscrizione all’INPS. Per gli aspiranti baristi lombardi, tra i titoli “abilitanti” c’è anche la frequenza di un corso per la somministrazione presso uno degli operatori accreditati dalla Regione .

Oltra ai requisiti soggettivi, bisognerà anche accertarsi presso il Comune competente che i locali scelti abbiano la giusta destinazione  - meglio quindi optare per un locale che abbia già una destinazione commerciale – e siano in regola per quanto riguarda i requisiti igienico sanitari

A questo punto si può davvero partire: a Milano per aprire il proprio bar basta un giorno, anzi un click, quello che serve per inviare in forma telematica la SCIA – Segnalazione Certificata di Inizio Attività  allo Sportello Unico Attività Produttive. L’invio può avvenire in diversi modi : chi è già esperto di strumenti digitali e ha già la dotazione necessaria può farlo autonomamente; in alternativa, può avvalersi di un’associazione di categoria o del supporto di un professionista che procederanno tramite il portale comunale competente o attraverso il software Comunica Starweb  se la pratica, come accade di frequente, è contestuale a una domanda di iscrizione o variazione al Registro delle imprese.

La SCIA – se compilata e inviata correttamente – è valida sin dal momento effettivo di avvio dell’esercizio. L’amministrazione competente ha comunque la facoltà di accertare, entro 60 giorni dal ricevimento, il possesso e la veridicità dei requisiti dichiarati.

Quando il bar avrà aperto i battenti, ricordate di rispettare alcuni semplici ma essenziali obblighi: esporre l’autorizzazione/SCIA, affiggere il cartello con gli orari di apertura/chiusura e pubblicizzare i prezzi anche con una tabella riepilogativa.

Panini, caffè e …..

Dal classico “bar caffè” in cui è prevalente la somministrazione di bevande e la vendita di dolciumi e spuntini al “bar gastronomico” che vende anche cibi preconfezionati e precotti sino ai wine bar, il cuore dell’attività è la somministrazione di alimenti e bevande ma, come dicevamo all’inizio, è possibile prevedere alcune attività accessorie in grado di diversificare il business.

Tra i più classici plus, c’è la rivendita di tabacchi e valori bollati  che si può effettuare in seguito a un’autorizzazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli competente anche a rilasciare autorizzazioni, concessioni, nulla osta in materia di gioco del Lotto e new slot mentre per gestire le lotterie istantanee – i Gratta e vinci, per intenderci – bisognerà fare apposita richiesta di concessione alla società Lotterie Nazionali.

Non richiede invece né autorizzazioni né licenze l’internet cafè  che può essere realizzato all’interno del bar e favorire una diversificazione della clientela.

In tutti i casi, il web marketing si rivela ormai un alleato prezioso quanto necessario: mailing list per aggiornare i clienti, un sito web che faccia da vetrina virtuale, l’uso dei social per costruire un network esperienziale intorno alla propria attività sono strumenti da valutare con attenzione anche in un’impresa apparentemente così “tradizionale” come il bar.

E per i baristi lombardi che vogliono lanciarsi o approfondire le opportunità del digitale, ad esempio progettando una app per il proprio locale o una originale vetrofania, sono disponibili contributi a fondo perduto grazie al bando Innovazione nel terziario che si aprirà il 20 maggio.

Un’ulteriore opportunità può essere rappresentata dalle reti d’imprese, uno strumento di aggregazione con altre realtà imprenditoriali su un progetto comune, ad esempio la valorizzazione dello stesso quartiere o la promozione di una specifica tipologia di prodotto. Fare rete può rivelarsi un moltiplicatore di business oltre che un buon modo per razionalizzare costi e risorse  e presso la Camera di Commercio di Milano è attivo un servizio di orientamento  a cui ci si può rivolgere senza alcun costo.

Se dopo avere letto questo post, siete ancora più decisi ad aprire un bar, ancora un ultimo consiglio. Rivolgetevi al Punto Nuova Impresa di Formaper, dove incontrerete esperti che sapranno consigliarvi su come affinare l’idea che avete già o su come muovervi per trasformare in realtà, anzi in bar, il vostro progetto.