Come fare commercio elettronico

febbraio 3, 2015 at 2:59 pm

Come fare commercio elettronico? Quali sono i passi fare per rinnovare l’impresa attraverso l’e-commerce? come aprire e-commerce

Ecco un vademecum, un agile manuale che illustra tutti gli step fondamentali.  La ricerca è frutto di uno studio elaborato da Camera di Commercio di Milano in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano evidenzia i vantaggi che l’ingresso nel settore può offrire agli imprenditori. Riduzione dei costi generali(magazzino e trasporto), apertura dell’attività su internet 24 ore su 24, costi dell’infrastruttura decisamente bassi e possibilità di superamento dei limiti territoriali permettono di ampliare la propria rete di contatti, aumentare visibilità e proporre una nuova offerta molto apprezzata dai consumatori.

Acquistare beni su internet piace sempre di più. Il rapporto elaborato dall’Osservatorio eCommerce B2c di Politecnico di Milano e Netcomm evidenzia che in Italia nel 2014 le vendite da siti italiani(verso consumatori italiani e stranieri) sono cresciute del 17% con un giro di affari da 13,3 miliardi di euro. I dispositivi mobili sono protagonisti: il 9 % degli acquisti totali è stato effettuato via smartphone, che insieme ai tablet incidono per il 20% dell’e-commerce. Le percentuali di vendita riguardano per il 70% i prodotti e per il 30% i servizi. Tra i comparti di prodotto spiccano abbigliamento(dal 2,9% del 2012 a quasi il 4% nel 2013), l’elettronica di consumo(dal 7,5% al 10,5%), editoria(dal 4% al 7%). Tra i servizi emergono turismo, assicurazioni, ricariche telefoniche, ticket e coupon.

Prima dell’ingresso nel settore occorre avere bene chiari quali sono gli aspetti più importanti da saper gestire: le modalità di pagamento, il trasporto e la consegna dei beni, l’assistenza al consumatore (garanzia, recesso, sostituzione). Per quanto riguarda la normativa legale, in Italia si evidenzia un quadro ancora complesso e poco omogeneo. Il settore è regolato da norme che non sono individuabili su un unico testo legislativo ma vanno reperite in settori differenti: la legge dei contratti, il diritto dei consumatori, la normativa sui dati personali, il Codice civile e il settore fiscale e tributario. Un consiglio per l’imprenditore è quello di presentare al consumatore forme precontrattuali chiare e comprensibili, utili per aumentare il clima di fiducia necessario a fidelizzare il cliente.

Le 10 regole d’oro:orientarsi

1) Prima di entrare nel settore occorre avere ben chiaro il quadro giuridico che lo regola, conoscere la normativa e offrire informazioni legali ai consumatori è un vero e proprio valore aggiunto per l’impresa.

2) Presentare contratti e policy chiari e comprensibili relativi alle condizioni di vendita, garanzia e alle modalità di spedizione o restituzione limitando così il timore di truffe e frodi.

3) Massima attenzione al lato tecnico, occorre scegliere una “sede” elettronica dell’impresa che abbia un gestore di piattaforma affidabile e un metodo di gestione dati efficiente.

4) I sistemi di pagamento sono importanti per essere più competitivi. Il consiglio è quello di rivolgersi ai leader del mercato, più conosciuti dai consumatori e considerati più affidabili.

5) Una impresa che commercia beni materiali deve possedere un sistema di spedizione efficace, veloce e affidabile. Anche in questo caso il consiglio è quello di stipulare contratti con aziende esperte e che magari collaborano già con imprese e-commerce.

6) Il prezzo finale del prodotto deve essere espresso con estrema chiarezza. L‘acquirente deve sapere esattamente quanto dovrà pagare un determinato prodotto, quali sono gli eventuali costi di spedizione, assistenza e reso.

7) Rispettare il consumatore diffidente è utile per ampliare il proprio bacino di utenza. Occorre munire il sito web di grafici e link in grado di chiarire gli eventuali dubbi che possono frenare i consumatori(per esempio, specificare tutte le caratteristiche tecniche del prodotto).

8) Avere vocazione internazionale. Il commercio elettronico supera le barriere territoriali e permette a chiunque di avere visibilità e un potenziale distributivo potenzialmente infinito.

9) Le recensioni dei clienti sono importanti. Servono per mantenere il rapporto con il cliente anche dopo l’acquisto e a ottenere feedback utili a nuovi visitatori del sito. Occorre avere un sistema che permetta di lasciare commenti e pareri riguardo ai beni venduti e all’efficienza del servizio.

10) La tecnologia deve essere al servizio anche dei clienti. Moduli utili per automatizzare alcuni passaggi come quello della fatturazione elettronica e alla protezione dei dati personali sono utili per tutelare il consumatore.come fare e-commerce

Ecco in sintesi il decalogo per vendere on line,   gli investimenti? Gli adempimenti amministrativi? Su questi temi utili informazioni potrete trovarli in un precedente articolo sempre su come fare commercio elettronico.

E su come aprire un’attività di e-commerce piuttosto che altre attività imprenditoriali potete sempre trovare un utile assistenza presso il Punto Nuova impresa di Formaper che vi aiuterà nello stendere il  vostro progetto di impresa.

Come aprire un’attività di e-commerce

dicembre 2, 2014 at 10:27 am

Come aprire un’attività di e-commerce? Come sta andando il settore? Sono 12 mila le imprese italiane fare commercio elettronicoad aver aperto un’attività di e-commerce, secondo la camera di commercio di Milano fra il 2013 e il 2014 e si è registrato in Italia un incremento nel numero di aziende del 12% pari a + 1300 aziende: Roma ( +131) Napoli (+109)   Torino e Milano (+77) , le province con il più forte aumento numerico di imprese.

Ma anche i dati di osservatori.net offrono un quadro positivo, il valore delle vendite on line nel 2014 è pari a ben 13 miliardi di euro, + 14% rispetto al 2013, la parte del leone la fanno il turismo e assicurazioni, al turismo in particolare è ascrivibile un quarto della crescita.

E il futuro? I nemri forniti  da osservatori.net ci consentono un certo ottimismo: spazio per un’ulteriore crescita c’è, considerato che la penetrazione dell’ecommerce in Italia è solo del 3,3%, meno di un quarto di quella inglese e la metà di quella francese.

Attenzione però, nonostante le perfomance di tutto rispetto non è un settore in cui ci si possa improvvisare.

I primi passi da compiere per aprire un’attività di e-commerce? Sono sicuramente gli stessi di un negozio fisico: analizzare il mercato, porsi degli obiettivi e stendere un progetto di business. Coerentemente poi con la strategia, i primi step tecnici fondamentali sono: decidere e registrare il nome a dominio da assegnare al sito web dell’impresa, il contratto di housing o hosting per ospitare il sito web, la scelta di una piattaforma di e-commerce, la conclusione dei contratti collegati alla gestione del sito web come ad esempio quella con i gestori dei sistemi di pagamento.

Investimenti iniziali? Tutto dipende dagli obbiettivi che ci siamo prefissati, ma secondo Roberto Fumarola della b2coomerce  fatto 100 l’investimento, il 30 deve essere dedicato alla tecnologia e il 70 alla comunicazione; infatti durante l’evento “Fare E- commerce e acquisiti on line” tenutosi in Camera di commercio l’ E-commerce Specialist di b2commerce ha spiegato che “aprire un sito di e-commerce è come aprire una gelateria nel deserto, è una bella idea ma se non lo sa nessuno, nessuno viene da te”.

Per cui la prima sfida, una volta aperta la saracinesca sul web, è portare traffico sul sito. Il posizionamento di un negozio, fisico o virtuale che sia, è sempre un fattore strategico e nel caso del web avere una buona collocazione sui motori di ricerca è come avere il punto vendita al centro di una grande città.

In sintesi, secondo Roberto Fumarola, quello che l’esercente paga per avere un luogo fisico che gli garantisce un passaggio, il commerciante on line lo deve investire per crearsi un traffico di “internet passanti”

che cos'è il seoIl risparmio sull’acquisto o sull’affitto dei “muri” lo si deve investire in strumenti promozionali, pubblicità sul web, mailing, pubblicità tradizionale e SEO (Search Engine Optimization) ovvero in tutte quelle attività che aiutano il sito a essere nei primi dieci risultati proposti da un motore di ricerca per date parole chiave (es: “giocattoli Milano”, “birra artigianale” etc.). In altre parole bisogna puntare su quel processo che rende un sito appetibile a un motore di ricerca.

Ma l’e-commerce è alternativo a un negozio fisico? Assolutamente no, uno dei fenomeni emergenti è proprio quello di comprare in rete e ritirare in negozio il prodotto. Anche in questo caso però non è un’attività che si può fare a tempo perso, ma va adeguatamente progettata e seguita. La scelta è fra la formazione personale (o di un collaboratore/socio), l’affidarsi a un professionista o l’allearsi con imprenditori già attivi nel settore attraverso un contratto di rete d’impresa.

Punto di estrema attenzione per l’e-commerce è il sistema di pagamento che deve risultare affidabile e facile da utilizzare, su questo tema, e in particolare sul mobile payment &commerce, è stato organizzato un incontro  il 10 dicembre, presso la Camera di commercio di Milano. Anche questo evento fa parte del progetto “fare impresa digitale”.

E la burocrazia per partire ( iscrizioni, licenze, permessi etc.)? Dall’off-line o all’on-line non cambia niente per quanto riguarda l’iscrizione al registro delle imprese, a seconda della merceologia che si vuole trattare per cui vi rimandiamo a “ come aprire un negozio” o “come aprire un negozio alimentare”. Da un punto di vista normativo però il tema della privacy e la relativa policy assumono però un rilievo più forte rispetto a un esercizio “off line”, così come la normativa sul  reso.

Per stilare un proprio business plan e avere informazioni su bandi e servizi inerenti alla futura attività commerciale è utile passare al Punto nuova impresa, un servizio gratuito di Formaper per aspiranti imprenditori, basta prenotarsi telefonicamente.

Per aprire un’attività di e-commerce vale la pena fare un salto dal consulente Formaper, parafrasando Amstrong “un piccolo passo per il neo imprenditore, un grande passo per il suo progetto d’impresa”.

Come diventare autoriparatore?

novembre 5, 2014 at 11:36 am

autoriparatoreCome fare l’autoriparatore?  Quali i passi?   quanti sono  e come sta andando il settore?

In Italia Sono quasi 82mila gli autoriparatori il settore è in lieve flessione, -0,8% rispetto all’ultimo anno, questo non toglie che nei primi 6 mesi del 2014 si siano iscritti oltre 1.200 imprese (un media di 6 al giorno). Milano, Torino, Pavia, Ravenna le province dove il comparto cresce di più in termini assoluti, mentre Roma si conferma capitale degli autoriparatori con oltre 5mila imprese.

Per fare l’autoriparatore non ci si può improvvisare, la norma richiede particolari requisiti professionali. Come per gli idraulici, tutti possono fare l’autoriparatore a patto che si abbia il giusto mix di titolo di studio ed  esperienza negli opportuni ruoli aziendali.

Nel caso degli autoriparatori abbiamo però diverse categorie, carrozzieri, gommisti e meccattronici, quest’ultima categoria è nuova e riassume in sé le precedenti categorie di meccanico e elettrauto

Ogni categoria ha i suoi titoli di studio abilitanti, anche se alcuni possono essere utili a più specializzazioni. ( come ad esempio la laurea in Fisica o ingegneria meccanica)

Per le lauree vedi a pagina 40 del seguente documento

La laurea o diploma universitario in materie tecniche abilita direttamente all’attività così come il diploma di istruzione secondaria di secondo grado in materia tecnica inerente all’attività, ad esempio

Nel caso invece si avesse fatto un corso regionale teorico pratico di qualificazione attinente l’attività è necessario avere fatto almeno un anno di esercizio dell’attivitàdi autoriparazione presso imprese operanti nel settore nell’arco degli ultimi cinque anni. Lo stesso vale in caso di possesso dell’attestato di promozione al quarto anno dell’istituto tecnico industriale con indirizzo inerente all’attività scelta.

car-tyres-63928_640[2]Per dimostrare l’esperienza lavorativa in aggiunta al titolo di studio richiesto è necessario aver prestato la propria attività in qualità di :

  • titolare, amministratore, socio, tutti lavoranti iscritti all’Inail per attività tecnico manuale;
  • collaboratore familiare, lavorante iscritto all’Inail per attività tecnico manuale;
  • dipendente operaio qualificato (la tabella dei livelli di specializzazione)
  • associato in partecipazione, lavorante iscritto all’Inail per attività tecnico manuale;

in vece nel caso di : prestatore di lavoro somministrato (già interinale),prestatore di lavoro intermittente  prestatore di lavoro ripartito, l ‘abilitazione non è automatica ma va valutato il percorso lavorativo svolto

 L’attività deve essere stata effettuata, nel settore per cui si chiede l’abilitazione, all’interno di imprese del comparto o in officine tecniche di imprese o enti non del settore al cui interno si svolgano mansioni legate all’autoriparazione.

Per verificare il livello di specializzazione dei più diffusi contratti collettivi  consulta  questo documento

se non si possedesse una formazione teorica che rientra nei casi precedenti? Allora l’aspirante imprenditore deve poter dimostrare che negli ultimi cinque anni ha maturato tre anni di esperienza sul campo ( e non uno come nel caso precedente ).  l’esperienza lavorativa deve essere svolta come operaio qualificato, per le tipologie contrattuali controllare pag. 41 della guida 

Nel caso della Meccatronica i requisiti devono essere sia per vecchio settore elettrauto, che per motorista, quindi sia per i titoli di studio che per l’esperienza bisogna comprovare la formazione e /o l’attività lavorativa per entrambi i settori.

L’attività è tipicamente artigiana e una volta maturati i requisiti con una unica pratica telematica ( la comunicazione unica) allo sportello unica per le attività produttive del comune di riferiemento, ci si iscrive al registro imprese nella sezione artigiani, all’inps, all’Inail, e si apre la partita iva. tool-13661_640 

Importante:  verificare  di aver inserito nella pratica  il  Modello REQUISITI/122L, segnalazione certificata di inizio di attività di autoriparazione e dichiarazione del possesso dei requisiti,  la sua assenza rende irricevibile la pratica per il Registro Imprese.

Per verificare il proprio percorso professionale, i titoli di studio, discutere il proprio progetto di impresa,  è utile passare al Punto Nuova Imprese, un servizio gratuito di Formaper,  Azienda speciale della camera di commercio di Milano, basta prenotarsi telefonicamente per avere un buon pitstop per diventare autoriparatore

Come aprire un negozio?

ottobre 10, 2014 at 2:45 pm

E’ ancora possibile aprire un negozio? Secondo uno studio della Camera di commercio di Milano sono 377mila i negozi in Italia, in leggero calo rispetto all’anno scorso -1,7% , ma non mancano province in cui crescono, Padova e Prato +1,8%, Messina +1%.

Inoltre, anche se il comparto rallenta, solamente fra aprile e giugno 2014 sono nate 4mila nuove imprese, il che significa che in Italia, in media, ogni ora si aprono due nuovi negozi.vasi di ceramica

Un imprenditore americano, Charles Haskell Revson, affermava: “In fabbrica facciamo cosmetici, in negozio vendiamo speranze” .

E infatti una ricerca Confcommercio–Format ci rivela che alla domanda “come saranno i negozi fra 10 anni?”  il 76% dei consumatori e il 66% dei negozianti ha risposto: “ esisteranno ancora, ma solo quelli in grado di emozionare/coinvolgere” .

Quindi aprire un negozio è ancora un’ impresa possibile? Anche in tempo di crisi ? Moltissimi ritengono di sì, Confcommercio, attraverso la guida “Aprire un negozio nell’era di Internet“, sottolinea innanzitutto tre accortezze: la prima riguarda il prezzo, chi basa la propria offerta sul prezzo basso e assortimento esteso è il più colpito dal fenomeno internet, la seconda: capire come va il mercato e inserirsi in questi mutamenti senza esserne travolto, la terza saper analizzare l’andamento del proprio business e il comportamento dei propri clienti.

Ma non c’è solo la crisi, anche le nuove tecnologie sembrano togliere spazi alle forme storiche del commercio. La realtà è più complessa, infatti un altro dato interessante rivelato da Confcommercio riguarda l’analisi delle principali ragioni per cui gli assidui compratori on line preferiscono il negozio fisico a quello sul web e sul podio troviamo: verificare l’oggetto prima dell’acquisto, possibilità di avere subito il bene, abbattimento spese di spedizione, pagamento in contanti.

Inoltre internet può essere un concorrente, ma può essere anche un aiuto per farsi trovare sul territorio, per cui un sito ben posizionato sui motori di ricerca ci aiuta è  una bella vetrina globale dei nostri servizi, inoltre  ci  può evitare di rispondere a molte telefonate dei clienti perché le informazioni le trovano già sul sito.

L’innovazione riguarda  quindi anche le attività imprenditoriali con una lunga tradizione, ad esempio per  quanto concerne il settore dell’abbigliamento esistono dei software che creano “il camerino virtuale” che consente di provare gli abiti di fronte a uno specchio senza doverli indossare fisicamente, un programma infatti registra le forme di chi si mette di fronte allo specchio e vi proietta il capo scelto adattandolo alle proporzioni del corpo, evitando tempo e fatica per cambiare abito.

Oppure per il monitoraggio del business la tecnologia può dare un valido aiuto per analizzare l’afflusso in un centro vendita, quanti utenti entrano, per quanto tempo permangono in un negozio, è possibile installare dei sensori montati nella prossimità degli ingressi.

Rimanendo sul tema della misurazione dell’andamento dell’impresa, c’è da segnalare che usare l’incasso della giornata come unico indicatore del successo del business può non bastare, perché aiuta a capire eventualmente il sintomo di un problema, ma non aiuta a trovare le soluzioni più opportune. Esistono altri indicatori quale la rotazione delle scorte, rapporto accessi acquisti, incasso rispetto al metro quadro etc.

Infine, oltre ad aprire un negozio fisico, è possibile aprire un’attività, anche on line, un investimento questo che può essere vincente a patto che si dedichi tempo e si abbiano  le giuste professionalità.

In questo senso può essere utile pensare a contratti di rete,  un particolare tipo di  accordo che permettano a due o più imprese di collaborare insieme per uno stesso business pumaglionir rimanendo realtà imprenditoriali distinte.

In questo senso la Camera di commercio di Milano offre uno sportello di orientamento gratuito per chi intende fare squadra con altri imprenditori.

Sul lato normativo si è assistito a una semplificazione, il REC è stato abolito e le licenze sopravvivono solo in casi particolari: per il commercio non alimentare non sono richiesti requisiti professionali e non è necessaria alcuna autorizzazione.

Con la comunicazione unica al SUAP ci si iscrive al Registro delle Imprese, IVA, INPS e contestualmente si fa la Segnalazione Certificata di inizio attività. Ricordiamo che il SUAP oltre a essere l’unico punto di contatto fra imprese e la pubblica amministrazione, fa da “tutor” all’imprenditore nel seguire le pratiche che riguardano l’apertura della sua attività e le sue future eventuali modifiche.

Il SUAP è uno sportello comunale, ma laddove il comune non lo avesse attivato subentra la Camera di commercio competente per territorio.

Se da un punto di vista normativo per aprire un negozio le cose si sono facilitate nel tempo, l’attività invece si è quantomeno articolata, proprio per questo è importante progettare bene il proprio business, oltretutto una delle scelte strategiche iniziali riguarda proprio il luogo fisico dove aprire il punto vendita, un investimento importante finanziariamente.

Un confronto con il Punto nuova impresa  ,un servizio  che la Camera di commercio di Milano offre  attraverso Formaper,  può aiutare a migliorare il proprio progetto di impresa e a ridurre i rischi per chi vuole aprire  negozio.

Chi sono i makers ?

febbraio 18, 2014 at 2:48 pm

la nuova manualità tecnologicaChi sono i Makers? Sono gli artigiani 2.0, persone dedite a creare sviluppo partendo dalla condivisione di idee, tecnologie, conoscenze per inventare nuovi oggetti e arrivare a “fare” dell’ innovazione la propria fabbrica. Ma chi aiuta i nuovi artigiani digitali?
La notizia è di qualche giorno fa: è nato il Make Made in Italy, la Fondazione che ha come obiettivo quello di favorire la crescita di nuovi talenti, offrendo loro spazi e strumenti digitali affinché possano realizzare le loro idee innovative. Tra i fondatori spicca Massimo Banzi, il mitico inventore della scheda elettronica Arduino, che ne è pure il presidente. La presentazione è avvenuta, non a caso, nella sede torinese di Toolbox, il primo FabLab italiano, incubatore di start up, inserito in una rete mondiale utile allo scambio di idee e alla loro condivisione.

Non è più necessario “sognare la California”, la terra degli irruenti makers. Se fare è prima di tutto connettere (idee e persone, per esempio), quel “mondo” è presente anche in Italia, dove, forse con meno enfasi, ma con calma rapidità sta montando quella “terza rivoluzione industriale”, di cui Chris Anderson (già direttore di Wired e attualmente amministratore delegato di 3D Robotics, azienda specializzata nella progettazione e costruzione di droni) è il maggior ambasciatore, nata dalla combinazione tra modelli d’innovazione della rete e una nuova generazione di desktop manufacturing tools (sistemi di manifattura da scrivania) con stampanti 3D, robotica customizzabile.

Che l’Italia fosse pronta per questa rivoluzione lo si era capito lo scorso giugno a Roma al primo Make Faire Rome, un evento che ha riunito per quattro giorni migliaia di persone facendo dialogare l’esperienza americana con quella italiana.  L’artigiano esperto che esplora le tecnologie digitali e il teen-maker che “smanetta” con programmi digitali, che stampa in 3D la custodia del proprio cellulare o si auto produce pezzi di ricambio e accessori per la bicicletta o il motorino, sono due facce di uno stesso movimento. Entrambi sperimentano un nuovo modo di “fare con le mani”.

Nelle nostre aziende artigiane, l’innovazione nasce sul campo. Nasce facendo precipitare esperienze diverse dentro quella cultura di base che è il “saper fare”. Innovando, l’artigiano cresce, la sua attività diventa impresa, che si distingue dalle altre proprio perché non abdica alla tradizione, ma la rinnova attraverso un dialogo costante con la tecnologia. I nostri giovani artigiani-makers sono curiosi, entusiasti. Animati dalla passione del “fare”, il loro punto di forza è la condivisione. Non hanno paura di sperimentare perché sbagliare fa parte del processo di apprendimento. Usano la tecnologia in un modo che può apparire naif, ma azzardano per diventare presto esperti e mirare poi all’eccellenza. Infine, si muovono in una dimensione internazionale con prodotti “fatti su misura” del cliente. Sanno che Italia è un brand globalmente riconosciuto. Si tratta, allora, di essere locali e globali. Make in Italy, per arrivare al mondo.

E se avete ulteriori domande su chi siano i makers e sulla manifattura digitale Imprese & Citta  vi offre ottime risposte: buona lettura.