Che Progetti ha Milano?

aprile 10, 2013 at 10:30 am

“Milano ti fa una domanda in tedesco e ti risponde in siciliano” cantava Lucio Dalla. E Milano è effettivamente una terra di mezzo, lo è sempre stata sin dal significato del suo nome: Mediolanum, pianura di mezzo, insomma una sorta di Costantinopoli lombarda che unisce Nord e Sud Europa. E oggi Milano è un nodo globale, l’ottava città più interconnessa al mondo: lo rivela Peter Taylor nel suo studio World City Network nel 2008, anche se a ben guardare lo studio di Taylor sottolinea come il nodo milanese sia in realtà rete di “reti”, ulteriore riprova di come il capoluogo lombardo sia “città di città” che inizia forse a Torino e forse finisce a Bologna.

Milano futuro antico dell’Italia, in quanto da sempre avanguardia economica del bel paese, è anche “tempo di mezzo” rispetto allo sviluppo italiano, un ponte fra oggi e domani. E del futuro di Milano se ne parlerà il 12 aprile in Oltre Milano. Idee e proposte per la città di domani, dibattito aperto sul tema della città del futuro per promuovere prospettive di sviluppo oltre la crisi di Milano, regione urbana in continua trasformazione. Una mattina in cui, assieme a esponenti delle Istituzioni e della società civile, verrà tracciato  il profilo della città attraverso i suoi grandi temi: Innovazione, Creatività, Infrastrutture materiali e immateriali, Nuovo Welfare.

Le basi delle riflessioni di questo evento nascono dal libro Progetto Milano. Idee e proposte per la città di domani, a cura di Giulio Sapelli e Mauro Magatti. “Nella nostra città ciò che è davvero cambiato risiede nel metodo con il quale vale la pena di lavorare. Da qui nasce il concetto di ‘progettualità transitiva’, quella di una città che sa immaginare il futuro e a progettare  ‘a effetto domino’, cioè con la consapevolezza di accendere relazioni di sviluppo” scrive nella prefazione al libro Carlo Sangalli, Presidente della Camera di commerico di Milano. “Il fine” scrive ancora Pier Andrea Chevallard, Segretario generale della Camera di commercio, “è quello di una ‘crescita diversa’ , che produce valore non solo economico ma sociale, culturale, istituzionale”.

Le sollecitazioni del libro sono davvero tante: possiamo provare a riassumerle in quattro progetti bandiera cominciando da una nuova gestione dei servizi pubblici locali, che veda protagonista un nuovo modello di impresa, profit per quanto riguarda la gestione degli asset strategici e degli approvvigionamenti, not for profit per quanto riguarda la responsabilità dei servizi ai cittadini sotto il controllo delle amministrazioni pubbliche. Un nuovo welfare che trovi come perno soggetti che si ispirino alle istituzioni assicurative e di assistenza mutualistica di antica tradizione. Una mobilità in cui istituzioni e forze attive dovrebbero pensare ai tre aeroporti milanesi come fanno gli operatori turistici cioè come un unico sistema aeroportuale e a una politica di decentramento delle funzioni che alleggerisca il centro e riqualifichi la periferia. La cultura come un format unico per far emergere le eccellenze disperse nel territorio, in una sorta di clonazione dell’esperienza del Fuori salone del mobile anche per l’arte contemporanea, in cui Milano vanta una pregevole tradizione.

Sette anni dopo la pubblicazione del libro Milano nodo della rete globale ci si interroga, si insegue la “soggettività leggera e sfuggente” della città ambrosiana, insomma, citando ancora Dalla, la “Milano piovuta dal cielo, fra la vita e la morte, continua il tuo mistero”.